Il Misterioso Mondo di Cippi

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Modellando la terra, Sousei no Aquarion
view post Posted on 5/11/2009, 18:40Quote

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CAPITOLO I: Rinascita

La rinascita comincia dalle piccole cose...




I raggi del sole filtravano fiochi tra le fessure della persiana.
Le palpebre si dischiusero lentamente. I due occhi verdi iniziarono a guardarsi intorno. Una stanza tetra, nulla rifletteva la luce pura del sole. Rena si trovava in camera sua.
Si aiutò con i palmi nell'alzare il busto. *allora...* pensò osservando più minuziosamente la stanza *il mondo ha inizio...*

Non sentiva le sue gambe, era una cosa normale eppure le sembrava una sensazione nuova. e poi, vedeva in modo diverso, non capiva cos'era quella sensazione, ma riusciva a vedere i contorni degli oggetti nella stanza. I fasci di luce erano deboli e confusi. La testa si era svuotata da tutte le leggende e...ricordava solo alcuni flash della guerra...ricordava la morte dell'albero della vita. Ricordava l'Aquarion. -Modellata come un pezzo di ceramica- commentò -le fratture non si vedono più...-

Rena grazie alle sue capacità di vampiro si levò dal letto e indosso la biancheria e la sottoveste.
Non aveva mai creduto che quel letto che le era stato assegnato le sarebbe mai stato utile. Però quel giorno era svenuta, non per la mancanza di sangue...ma per svenimento.

Stava tentando si stringesi il corpetto quando qualcuno bussò alla porta.
-è aperta- intanto si sedette sulla seggiola inbottita difronte allo specchio. Era un accessorio inutile, anche pericoloso, ma la faceva sembrare una normale ragazza dell'età di 11 anni.
Dalla porta entrò un giovane, era piuttosto alto, dai capelli molto chiari, i lineamenti non si potevano riconoscere vista la scarsità della luce.
-Vuoi che ti aiuti?- chiese la voce profonda dell'uomo. Rena gli diede le spalle così che il giovane potesse tirare i lacci del corpetto.
-Non credevo che tu potessi svenire...- Commentò intento a fare un nodo che non si sciogliesse. -Pensavo che potessi reggere stress maggiori...-

Si alzò e dall'armadio della ragazza tirò fuori uno dei vestiti viola di Rena. Lei rimase in silenzio, si stava pettinando i capelli platino. -dovrò portarti a comprare abiti nuovi.- e guardò nello specchio dove vedeva solo la sua immagine.
-il viola non si addice a una rinascita.- disse con voce affettuosa e quasi dolce.
Poggiò la spazzola e con gesti delicati e aggraziati indossò l'abito.

-Come hai fatto...- la domanda rimase in sospeso. Era strano per lei che conosceva e vedeva tutto non sapere come avesse fatto a salvarsi. Rena stava cambiando, e non solo nella percezione del suo corpo, ma anche nella percezione di se stessa.

L'uomò raccolse il sacchetto che aveva appoggiato presso la porta -Ti ho portato da bere...- E dalla busta estrasse alcune boccette contenenti un liquido rosso.
-Grazie...- sussurò Rena. Prese la sedia di legno e si sedette di fronte a lei.

-Ti ha portato qui Pierre, alla fine è un ragazzo con la testa sulle spalle...- e si appoggiò con i gomiti sulle ginocchia per sostenere il viso.
-Penso che lui sia molto forte- Tornò a pettinarsi i capelli. -Molti di voi sono forti, ma non credevo così tanto...-
-Come hai fatto?-

-Le piume...- disse in uno sbuffo. Le palpebre erano socchiuse.

-Mi hanno protetto dall'attacco degli angeli. Come se avessero preso il sopravvento sui miei sensi. Come se l'angelo da cui provenivano mi avessero indicato come salvarmi da quell'attacco.-

-Capisco.- tra i capelli si legò la facia bluette.
Come dal letto, si alzò spostandosi sulla sua sedia.

-Andiamo, dovrei chiedere un consiglio a Sofia.- e si avvicinò con la sedia alla porta.

L'uomo rimase interdetto, vedeva che era cambiato qualcosa in lei eppure sembrava quella di sempre.

-Vieni Glen...andiamo- e uscirono dalla stanza.

Edited by oO°Cippi°Oo - 7/11/2009, 17:37
 
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CAPITOLO II: Speranza...


Quando si spera fino infondo...



-Dai Chloe svegliati...- con una mano accarezzò la pelle candida e morbida, abbastanza chiara per sembrare un corpo morto, ma lui sapeva che non era così. Le stringeva la mano, gliela baciava.

Tornato dall’ultima battaglia era stato lontano da lei solo per farsi una doccia, non l’avrebbero fatto entrare altrimenti. Erano successi molti fatti, dei loro compagni, amici, erano morti per la pace.
Sapevano tutti che sarebbe stato doloroso eppure non riusciva a non sorridere. Era li, lei era li, il suo cuore batteva, il fiore non c’era più, lei era viva. Questo era ciò che contava per lui ora. Sei lei fosse morta prima della battaglia lui avrebbe fatto di tutto per raggiungerla, ora contava solo stare con lei.

Accanto, sul mobile, c’erano un mazzo di fiori bianchi e appena sotto la torta di fragole. Aveva promesso che l’avrebbero mangiata assieme e così sarebbe stato appena Chloe si sarebbe svegliata.

Era ormai un paio di giorni che quell’essere non era più dentro di lei, eppure il suo corpo aveva reagito male. Si stava ristabilendo forse un po’ troppo lentamente, ma Pierre non si perdeva d’animo.

-Sai Chloe? Alla fine era Apollo il vero Apollonius...Sirius portava con se tutti i ricordi peggiori di Celiane...ma cosa importa? Ora la guerra e finita, potremo stare in pace...potremmo uscire insieme...magari fare un salto a casa mia per salutare i miei parenti. Sono sicuro che il Brasile ti piacerebbe, almeno così prenderesti un po’ di colore- disse scherzando ma sul viso non c’era il suo solito sorriso, ma uno moderato e sincero.

La porta si aprì. -Pierre se vuoi andare a riposarti rimango qui io...- esordì Kurt -sembri molto stanco, è meglio che ti riposi un po’- Era sinceramente preoccupato. Non lo aveva mai visto di buon occhio, troppo donnaiolo, aveva paura che potesse far soffrire sua sorella, tuttavia, ora lui era li, stava giorno e notte, non la lasciava un attimo. Kurt dovette ricredersi, lo aveva giudicato ingiustamente.

-No, non ti preoccupare, sto bene.- Non alzò gli occhi per guardarlo. Era concentrato sul viso pallido di lei. Nonostante la malattia i suoi tratti non erano sciupati, anzi dolci. Solo ora Pierre si accorgeva di quanto fosse bella, di quanto fosse delicata. -Davvero, se vuoi farmi un piacere potresti portarmi qualcosa da mangiare? Per favore.- Non avrebbe mai pensato di arrivare a un tal punto con Kurt, era palese che lui non gli piaceva, nonostante ciò era sempre li per la sua salute, quasi stesse peggio lui di lei. -Okay- E uscì dalla stanza.

Il sole batteva forte sulla finestra della stanza bianca, con tutti i super marchingegni della DEVA Chloe l’avevano ricoverata in un ospedale. Pierre non aveva mai capito il perché ma visto cosa era successo a Glen non osava nemmeno pensare di chiedere che la curassero presso la DEVA.

-Non so quanto potrò reggere ancora davanti alla tua torta, fa un profumo buonissimo, non vedo l’ora di assaggiarla quindi cerca di fare in fretta a svegliarti ok? sennò ti toccherà farmene un’altra perché questa sarà andata a male!- Cercava di sdrammatizzare ma ogni ora che passava si sentiva sempre più pesante, oppresso dalla tristezza, la stessa che aveva provato per Esperanza, no, era più forte, quello che provava era davvero amore.

-All’inizio eri simile alle altre, una ragazza valeva l’altra, non provavo sentimenti seri per nessuna di voi, vi corteggiavo, non vi amavo...eppure quando quel giorno ci siamo scambiati i ruoli ho capito che sentivo qualcosa per te. Ricordo le tue guance arrossire, eri davvero bellissima. Anche quando mi hai donato quel dolce, vedevo le tue guance calde. Non vedo l’ora di poter tornare a vedere quel colore, ora sei davvero pallida...però...sei bella anche così...- Le sue mani grandi scaldavano quelle di lei, appena tiepide, le baciava, con le dita formava disegni sulla dorso della sua mano. Il battito di lei sembrava essere accelerato, ma Pierre non ne era del tutto sicuro.
Esitò un attimo “e se non mi sente?” Decise, però, di tentare lo stesso.
-Quando ti era spuntato il fiore sulla spalla mi ero davvero preoccupato...avrei fatto di tutto per salvarti, non ho mai infranto una promessa tanto importante e...ci tenevo davvero a realizzarla perché io provo qualcosa di molto più forte che una amicizia...io ti voglio bene Chloe. Una stupida guerra non può dividerci, sono ancora qui che aspetto...- Sperava che ogni momento fosse buono per abbracciala, per poterla baciare una prima volta. Ci aveva pensato spesso, ma non avrebbe mai potuto approfittare di una ragazza in quello stato.

Erano rosee. Le su labbra sembravano essere morbidissime. Pierre avvicinò il viso al suo, tanto vicino da sfiorarlo quasi -Allora ti vuoi muovere o no? Non vuoi ricevere il tuo primo bacio?- Le sussurrò poi portò le labbra sulla fronte e le diede un bacio affettuoso. Poi tornò a sedersi sulla sedia accanto al letto.

-Persino i ragazzi della seconda squadra si sono ripresi tutti- commentò -solo tu ci vuoi far impazzire!- sorrise. Sperava davvero che lei ce la facesse che aprisse gli occhi eppure, tutti sembravano scoraggiati, non capiva come facessero. Per lui era impossibile vederla morta.

La porta si aprì e Kurt apparve con un vassoio tra le mani -ecco qui, spero che ti basti- e lo appoggiò al tavolo al fondo del letto. -Grazie Kurt, sei stato davvero molto gentile.-
-Dovere- disse sorridendo. Stavano davvero diventando amici, Chloe ne sarebbe stata felice. E come era arrivato se ne andò.

Pierre si alzò dalla sedia e lasciò la mano di Chloe. Doveva mangiare e non poteva fare altrimenti. Si allontanò da lei e prendendo il piatto si appoggiò al muro di fronte al lettino. Continuava a osservarla. I suoi capelli erano davvero di un colore particolare, celesti, quasi indaco...davvero uno spettacolo raro.
Poi continuò a osservarla vide il tubo della flebo, spostò subito lo sguardo. Odiava vederla in quello stato, si sentiva impotente, non aveva potuto fare niente per lei. Osservò l’altro braccio, si potevano vedere le grosse vene blu attraverso la pelle chiara. Rigavano tutto il braccio sino ad arrivare alla mano. Era l’unica parte che avesse davvero un colore umano, l’unica che avesse la temperatura giusta per un essere umano.
Continuava a mangiare, più per necessità che per voglia quando...accadde. Forse una allucinazione, ma la vide. Vide la mano muoversi. Si avvicinò velocemente appoggiando il piatto. Sul suo viso apparve un nuovo sorriso, di vera felicità. Le pulsazioni erano aumentate, la mano si stava movendo come cercasse qualcosa. -Chloe dai svegliati- disse con enfasi e avvicinò appena la mano alla sua per sfiorarla. Quando la tocco la mano di lei ebbe una reazione quasi avida. Afferrò la mano di lui e iniziò ad percorrere il braccio come per costringerlo a piegarsi su di lei.

-Pi...er...re- Riuscirono a sussurrare quelle labbra rosee. -Chloe! oh Chloe sono qui!- tratteneva a fatica le lacrime di gioia. Pian piano la vide aprire gli occhi. La mano di lei intanto aveva raggiunto la spalla di lui. Pierre ora era appoggiato con un palmo sul letto per lasciare che la ragazza lo toccasse. -Pierre...- riuscì a dire -...non...non lasciarmi...- disse accarezzandogli il collo.
...
 
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